Pio VI in Austria

Papa Pio VI
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Le riforme di Maria Teresa spoliarono le ricchezze dei religiosi per ripagare i debiti dello Stato e non gravare sui poveri. Pio VI cercò invano di opporvisi.

I tesori di queste comunità religiose, secondo i sovrani austriaci, non avevano successori, e perciò era loro diritto impossessarsene.

Per questo – dicevano – ogni governo amico dei filosofi e partigiano dei libri che attaccano le superstizioni popolari e il falso zelo, si deciderebbe, per la facilità di pagare una parte dei debiti, ad affrettare questa riforma.


Pio VI e la riforma giuseppina

Papa Pio VI
Pompeo Batoni – ritratto di Papa Pio VI – Galleria Nazionale Irlandese, Dublino

Il coreggente Giuseppe II cambiando a suo arbitrio ogni cosa nella Chiesa, diede il segnale per quella famosa costituzione chiamata civile, promulgata quindi dai legislatori giacobini. È interessante riguardare la riforma giuseppina con gli occhi di un gesuita (Barruel) e col suo giudizio di parte. Papa Pio VI fu costretto a recarsi in Austria per rappresentare egli stesso la fede e i diritti della Chiesa. Giuseppe II lo ricevette con rispetto, e permise, che gli fosse reso tutto l’omaggio della venerazione pubblica.

Le persecuzioni

Ma non diminuì la sua guerra d’oppressione, secondo il Barruel. Anzi, l’imperatore non scacciò i vescovi dalle loro sedi, ma li tormentò, erigendosi a superiore nei seminari. Volle costringere gli ecclesiastici a prender lezioni dai maestri, da lui designati. Le sue sorde persecuzioni e le sue palesi distruzioni – dice il gesuita – eccitarono i clamori in molte parti.

L’Imperatore – continua – è seguace dei congiurati e non potrà mai dirsi innocente della guerra di distruzione, che ha poi minacciato il suo medesimo trono.

Di seguito – conclude il Barruel – noi vedremo Giuseppe II pentirsi della guerra da lui fatta a Cristo, avendo scoperto quella, che la filosofia faceva a lui stesso e al suo trono. Egli allora cercherà di riparare i suoi sbagli, ma invano, ed egli medesimo ne diverrà la triste vittima. (Augustin Barruel, Mémoires)


Cfr. Libro di riferimento Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Lecce, Youcanprint, 2018.

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La corruzione del clero

Imperatore Giuseppe II, Versailles
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Idee illuminate

L’Ordine degli illuminati si opponeva al malcostume, alla corruzione del clero e soprattutto dei gesuiti, presso i quali Mayr, De Bassus e Weishaupt, avevano pure studiato o in collegio o all’università.

Johann Simon Mayr era giovane tra tanti altri e pieno di ideali, eppure solo e “privo di ogni mezzo” nella piccola Ingolstadt. A lui sarà concesso, per più di dieci anni, d’ascoltare messaggi di comunione ideale, di un ritorno alla Cristianità autentica, contro gesuiti e cattolici.

Parole “infuocate” pronunciate da Weishaupt, professore relativamente giovane e di vedute all’apparenza moderne e progressiste, rispetto a tanti ecclesiastici attempati. Costui detestava la Chiesa cattolica, alla quale voleva sottrarre ogni potere, e la Compagnia di Gesù, che aveva in Baviera le sue roccaforti politiche.

Espropri in risposta alla corruzione del clero

Le idee illuminate combaciavano con le riforme, iniziate da Maria Teresa e continuate da suo figlio Giuseppe II, che finirono con l’esproprio dei beni appartenuti agli ordini religiosi.

Corruzione del clero: L'Imperatore Giuseppe II, qui in un ritratto, propugnò le riforme contro il malcostume dei religiosi

Corruzione del clero
L’imperatore è dei nostri

L’abate Barruel sostenne che l’Imperatore Giuseppe II era stato ammesso ed iniziato ai misteri di una congiura anticristiana. Voltaire, educato anch’egli in un collegio dei gesuiti, annunziò, in una lettera del 28 ottobre 1769 a Jean Baptiste Le Rond d’Alembert (1717-1783), la conquista dell’Imperatore Giuseppe II alla giusta causa.

Grimm, così scriveva, ci assicura che l’Imperatore è dei nostri. È per noi una fortuna, perché sua sorella di Parma ci è avversa. Le esigenze spirituali servirono da pretesto al sovrano per rimpinguare le casse dello stato.

La guerra che Giuseppe II faceva alla religione, diventò presto una guerra di autorità, e anche di oppressione, di rapina e di violenza, e poco mancò, che non divenisse guerra di distruzione per i propri sudditi. Cominciò a sopprimere un gran numero di monasteri.

Si impossessò di una gran parte dei beni ecclesiastici. Era anche questo il preciso voto di Voltaire, che aveva detto ‘amerei meglio di spogliarli’. Giuseppe II cacciò dalle loro cellette persino le carmelitane, la cui povertà non dava all’avarizia il minimo pretesto di distruzione.
(Augustin Barruel, Mémoires)


Cfr. Libro di riferimento Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Lecce, Youcanprint, 2018.

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